Il web era uno strumento. L’AI è uno strumento. Quello che fa la differenza è sempre lo stesso.
Diciotto anni fa passavo metà del mio tempo a convincere colleghi e aspiranti Consulenti di viaggio che un sito internet non è una macchina che fa soldi da sola, e che i viaggi non si vendono da soli solo perché hai una bella pagina online. Il web, scrivevo allora, è uno strumento. Eccezionale, ma sempre uno strumento — utile quanto il telefono, anzi molto di più. Dipendeva da noi renderlo funzionale ai nostri obiettivi.
Oggi mi ritrovo a dire la stessa identica cosa, parola per parola, solo che al posto di “web” ci metto due lettere: AI.
E provo lo stesso, curioso déjà vu. Da una parte chi si terrorizza (“l’intelligenza artificiale ci sostituirà tutti”), dall’altra chi si illude (“adesso basta l’AI e i clienti comprano da soli”). Sono le due facce della stessa medaglia che giravano nel ’98, quando Bill Gates prometteva che Expedia avrebbe spazzato via tutte le agenzie di viaggio. Sono passati quasi trent’anni. Le agenzie che hanno capito lo strumento sono ancora qui; le altre no, ma non per colpa del web.
Lo strumento è innocuo. Conta chi lo usa
L’ho scritto allora e lo riscrivo adesso: uno strumento, di per sé, è praticamente innocuo. È come un coltello — in mano alla persona sbagliata diventa pericoloso, in mano a quella giusta serve a tagliare il pane. Dipende sempre da chi lo impugna.
L’AI non fa eccezione. È lo strumento più potente che mi sia capitato di vedere, più del web stesso. Ma resta uno strumento. La domanda intelligente non è “l’AI mi ruberà il lavoro?”, bensì “come la uso per fare meglio e di più quello che già so fare?”. Chi si pone la prima domanda ha già perso; chi si pone la seconda ha appena trovato la leva più grande della sua carriera.
La profezia di Bill Gates, aggiornata
Nel 2008 lo descrivevo così: i prodotti “da scaffale” — un volo diretto, un hotel in una città che conosci — si vendono da soli, perché non serve consulenza. I prodotti complessi — un safari in Namibia, un viaggio su misura per chi non sa nemmeno cosa cerca — no: lì serve una persona preparata che ascolti.
L’AI sposta questo confine un po’ più in là, è vero. Oggi un cliente si fa scrivere in dieci secondi un itinerario di massima per il Giappone. Ma è esattamente come quando Expedia ha reso banale prenotare un volo: ha automatizzato la parte facile, non quella che conta. E nella maggioranza dei casi il cliente ha chiaro cosa non vuole — non vuole più stare a casa, non vuole più stare in ufficio — molto più di cosa vuole.
È proprio lì che nasce la nostra opportunità. E attenzione: non perché una macchina non sappia fare domande — le fa, e a volte più mirate delle nostre. La differenza è un’altra. Davanti a una spesa importante e carica di aspettative come un viaggio, il cliente vuole qualcuno che quella scelta se la prenda sulle spalle insieme a lui: una persona che ci sia stata davvero, di cui fidarsi e su cui appoggiarsi. L’AI dà la stessa risposta a chiunque e poi sparisce; un consulente si assume in prima persona il risultato e resta lì. È questo che il cliente compra — non la domanda, ma la persona dietro la domanda.
La responsabilità resta nostra. Al 100%
È il punto più scomodo e insieme più liberatorio. La responsabilità dei nostri risultati è sempre nostra, al 100%, e di nient’altro — tanto meno di uno strumento. Non era colpa del web se le vendite non arrivavano, e non sarà merito o colpa dell’AI domani.
Chi darà la colpa all’AI dei propri scarsi risultati farà la fine di chi vent’anni fa la dava al web: resterà fermo a guardare gli altri crescere. Chi invece deciderà di imparare a usarla — e poi di disimpararla e reimpararla, perché cambierà in fretta — avrà fra le mani una leva che nessuna generazione di consulenti di viaggio ha mai avuto.
Come la usiamo noi
In Evolution Travel l’AI non è arrivata per sostituire il Consulente di viaggi, ma per togliergli di dosso il peso che gli rubava il tempo migliore. Stiamo costruendo assistenti che rispondono alle procedure, che affiancano il consulente come un coach sempre disponibile, e un assistente pubblico che accoglie chi arriva, lo ascolta, lo qualifica — e poi lo consegna a una persona vera. L’esatto opposto dei colossi dell’ecommerce: loro usano la tecnologia per togliere l’uomo dal processo, noi per restituirgli la parte più bella del lavoro, la consulenza.
Non competeremo mai con chi investe miliardi in tecnologia, né sul web né sull’AI. Ma chi se ne importa: noi facciamo un’altra cosa. Il nostro successo non è mai dipeso dalla sola tecnologia, ma dal giusto mix fra persona e tecnologia — e quando in quel mix entrano la creatività e l’energia umana, si va sempre molto oltre i limiti di qualsiasi strumento.
Diciotto anni fa l’ho scritto del web. Lo riscrivo oggi dell’AI, con ancora più convinzione: lo strumento cambia, e cambierà altre dieci volte. Quello che fa la differenza è sempre lo stesso, ed è seduto dietro a quello strumento.
